Madrid non dorme mai. Puoi girare veramente a qualunque orario e ci sarà sempre gente. Gente di tutti i tipi, lavoratori, sfattoni o festaioli. Persone come la vecchietta della pensilina, seduta in mezzo a tanti altri in attesa dei bus notturni e intenta a guardarli passare attraverso un paio di occhiali che le rendono gli occhi enormi.
Ci sono poliziotti e netturbini, cinesi che agli incroci vendono birra e bibite, prostitute africane sotto i ponteggi (questa è zona loro, mentre in Calle de la Montera ci sono le spagnole e quelle dall'Est Europa).
E' normale che in tutto ciò capitino incontri. Incontri strani, particolari.
Stanotte ad esempio, una volta realizzato di dover attendere più di un'ora per il bus notturno successivo, mi sono diretto da uno dei suddetti cinesi per calmare la mia sete con dell'acqua, e mentre parlavo in uno spagnolo mediamente stentato a un cinese che stentava assai a comprendere quello che gli dicessi mi rivolge la parola un altro passante.
Ho conosciuto così R., 29 anni portati piuttosto male e una storia particolare ancora in fase di sviluppo che mi è stata raccontata come un fiume in piena in un linguaggio stranissimo fatto di napoletano e spagnolo.
Un peregrino senza nessun titolo di studio oltre la terza media, nessuna specializzazione né abilità particolari se non quella di raggiungere qualunque angolo del mondo nel momento in cui le cose lì si mettono peggio.
Un viandante originario di Avellino ma che ha vissuto e lavorato a Roma, Milano e perfino Romano di Lombardia (BG, dietro casa mia insomma) prima di arrivare in Spagna cinque anni fa spinto dall'amore per una donna spagnola.
Anni vissuti e guadagnati con la sublime arte d'arrangiarsi, procurandosi di volta in volta un lavoretto qui e un lavoretto là e abitando un po' ovunque a causa dei gravi problemi sorti a quanto pare molto presto con l'amata (con figlio di mezzo).
Una via di mezzo tra un emigrante e un punkabbestia, con racconti e aneddoti di gente incontrata e avventure vissute in giro per Madrid, il tutto condito da pillole di filosofia di strada su società, economia, lavoro e crisi, e valutazioni sulle differenze di stile di vita esistenti tra l'Italia e la Spagna.
Un racconto in itagnolo che avrebbe potuto prolungarsi fino all'alba (non che mancasse molto) visto anche che lui era costretto a stare in giro fino alle sei passate per attendere il momento adatto a risolvere qualcheduna delle sue magagne.
Tutto ciò lascia una strana sensazione. Questa immediata comunanza, questa affinità, questa apertura che solo la sospensione della vita creata dalla notte unita all'atmosfera particolare di questa città può creare...
Forse non ci incontreremo più, io e R., o forse si, perchè anche una città come Madrid sa rivelarsi molto piccola, un piccolo pueblito. Quién sabe?
Quello che rimane è un'altra tasca piena di memorie nel bagaglio delle esperienze, e qualcosa su cui pensare un po' durante la notte, o quel che ne resta.
Ci sono poliziotti e netturbini, cinesi che agli incroci vendono birra e bibite, prostitute africane sotto i ponteggi (questa è zona loro, mentre in Calle de la Montera ci sono le spagnole e quelle dall'Est Europa).
E' normale che in tutto ciò capitino incontri. Incontri strani, particolari.
Stanotte ad esempio, una volta realizzato di dover attendere più di un'ora per il bus notturno successivo, mi sono diretto da uno dei suddetti cinesi per calmare la mia sete con dell'acqua, e mentre parlavo in uno spagnolo mediamente stentato a un cinese che stentava assai a comprendere quello che gli dicessi mi rivolge la parola un altro passante.
Ho conosciuto così R., 29 anni portati piuttosto male e una storia particolare ancora in fase di sviluppo che mi è stata raccontata come un fiume in piena in un linguaggio stranissimo fatto di napoletano e spagnolo.
Un peregrino senza nessun titolo di studio oltre la terza media, nessuna specializzazione né abilità particolari se non quella di raggiungere qualunque angolo del mondo nel momento in cui le cose lì si mettono peggio.
Un viandante originario di Avellino ma che ha vissuto e lavorato a Roma, Milano e perfino Romano di Lombardia (BG, dietro casa mia insomma) prima di arrivare in Spagna cinque anni fa spinto dall'amore per una donna spagnola.
Anni vissuti e guadagnati con la sublime arte d'arrangiarsi, procurandosi di volta in volta un lavoretto qui e un lavoretto là e abitando un po' ovunque a causa dei gravi problemi sorti a quanto pare molto presto con l'amata (con figlio di mezzo).
Una via di mezzo tra un emigrante e un punkabbestia, con racconti e aneddoti di gente incontrata e avventure vissute in giro per Madrid, il tutto condito da pillole di filosofia di strada su società, economia, lavoro e crisi, e valutazioni sulle differenze di stile di vita esistenti tra l'Italia e la Spagna.
Un racconto in itagnolo che avrebbe potuto prolungarsi fino all'alba (non che mancasse molto) visto anche che lui era costretto a stare in giro fino alle sei passate per attendere il momento adatto a risolvere qualcheduna delle sue magagne.
Tutto ciò lascia una strana sensazione. Questa immediata comunanza, questa affinità, questa apertura che solo la sospensione della vita creata dalla notte unita all'atmosfera particolare di questa città può creare...
Forse non ci incontreremo più, io e R., o forse si, perchè anche una città come Madrid sa rivelarsi molto piccola, un piccolo pueblito. Quién sabe?
Quello che rimane è un'altra tasca piena di memorie nel bagaglio delle esperienze, e qualcosa su cui pensare un po' durante la notte, o quel che ne resta.
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