Tornare a Bergamo è stato un fatto veramente strano, soprattutto per le sensazioni che ha lasciato.
Era passato un mese da quando avevo lasciato l'aeroporto di Orio, un mese volato ovviamente in maniera estremamente rapida, con i giorni che sgocciolavano via rapidi come i bicchieri di vodka bevuti da dei polacchi.
Un mese è abbastanza per rendere irreale il ritrovarsi per le campagne e le strade a cui ero più che abituato e non sufficiente a rendermele totalmente estranee.
Immutabilità, piccolezza. Una città giocattolo, dove mi sentivo quasi un estraneo, no meglio come colpevole, colpevole di trovarmi nel luogo sbagliato. Ecco, come un senso di colpevolezza a ripetere rituali e gesti ripetuti centinaia di volte e a provare di nuovo sensazioni uniche settembrine.
Il rumore delle castagne matte che esplodono dal loro guscio spinoso.
La prima aria fredda, piccole stilettate fredde come preannuncio dell'inverno, la pioggia, le pozzanghere, i bus pieni e dondolanti, il traffico con i soliti burini col culo al caldo in macchine non abbastanza grandi e fighe per il loro ego frustrato. I giri notturni in auto lungo strade vuote, quando ormai ci si è abituati alla frenesia di una città che non dorme mai., o campagne silenziose e buie.
Amici rivisti e mai sentiti lontani, nonostante i chilometri e i giorni di lontananza.
Forse è stato un po' come un sogno. Una parentesi di sonno più lunga del solito. Uno di quei sogni in cui sei particolarmente presente a te stesso e capisci quando è arrivato il momento di abbandonare, di lasciare, che c'è un altro percorso da seguire, un'altra casa cui ritornare.
Non ci sono state neppure poi grandissimi emozioni, al ripartire. Come se d'altra parte fosse tutto previsto, giusto e corretto nel succedersi di gesti ed eventi. Sentire che si è nel posto giusto, veramente giusto.
Isacco
http://www.youtube.com/watch?v=7_OqY0DD-g8
(scusate se metto solo il link ma gli strumenti di blogger devono essere ancora sistemati un po')
Era passato un mese da quando avevo lasciato l'aeroporto di Orio, un mese volato ovviamente in maniera estremamente rapida, con i giorni che sgocciolavano via rapidi come i bicchieri di vodka bevuti da dei polacchi.
Un mese è abbastanza per rendere irreale il ritrovarsi per le campagne e le strade a cui ero più che abituato e non sufficiente a rendermele totalmente estranee.
Immutabilità, piccolezza. Una città giocattolo, dove mi sentivo quasi un estraneo, no meglio come colpevole, colpevole di trovarmi nel luogo sbagliato. Ecco, come un senso di colpevolezza a ripetere rituali e gesti ripetuti centinaia di volte e a provare di nuovo sensazioni uniche settembrine.
Il rumore delle castagne matte che esplodono dal loro guscio spinoso.
La prima aria fredda, piccole stilettate fredde come preannuncio dell'inverno, la pioggia, le pozzanghere, i bus pieni e dondolanti, il traffico con i soliti burini col culo al caldo in macchine non abbastanza grandi e fighe per il loro ego frustrato. I giri notturni in auto lungo strade vuote, quando ormai ci si è abituati alla frenesia di una città che non dorme mai., o campagne silenziose e buie.
Amici rivisti e mai sentiti lontani, nonostante i chilometri e i giorni di lontananza.
Forse è stato un po' come un sogno. Una parentesi di sonno più lunga del solito. Uno di quei sogni in cui sei particolarmente presente a te stesso e capisci quando è arrivato il momento di abbandonare, di lasciare, che c'è un altro percorso da seguire, un'altra casa cui ritornare.
Non ci sono state neppure poi grandissimi emozioni, al ripartire. Come se d'altra parte fosse tutto previsto, giusto e corretto nel succedersi di gesti ed eventi. Sentire che si è nel posto giusto, veramente giusto.
Isacco
http://www.youtube.com/watch?v=7_OqY0DD-g8
(scusate se metto solo il link ma gli strumenti di blogger devono essere ancora sistemati un po')
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