Essere in Erasmus permette allo
studente straniero di isolarsi dal mondo, di ignorare tanto le
notizie tanto sul proprio paese d'origine quanto su quello ospite. Si
può vivere in una bolla fatta di fiestas, bevute e serate con altri
Erasmus, immersi nel divertentismo più sfrenato.
Perfino in un momento come questo, in
un paese ormai tristemente famoso per i suoi problemi come la Spagna,
con un poco di impegno ci si potrebbe dimenticare di tutto, ignorare
tutto e annegare nella birra.
Ma la realtà entra sempre di
prepotenza nelle nostre vite, fosse anche solo attraverso degli
striscioni appesi nella hall di un'università o delle scritte sui
muri.
L'autunno madrileno già si è scaldato
con il fuoco della protesta e della rabbia. Non è possibile
raccontare nel dettaglio in breve tutta la serie di proteste che si
stanno consumando in queste settimane, dal corteo festoso, rumoroso,
allegro e pentolante di sabato 13 ai tre giorni appena conclusi (e in
verità poco sentiti) di sciopero studentesco. Per non parlare di
tutto quello che si prepara per novembre. Rimane un unico dubbio, una
strana sensazione che aleggia sui luoghi delle proteste appena
concluse. È una sensazione di incompiutezza, come se mancasse
qualcosa, come se dopo il rumore, i cori e la rabbia tutto si
dissolvesse nell'aria e sparisse, senza lasciare veramente un segno,
un cambiamento, una qualche nuova coscienza della forza della massa.
Ma forse questa è solo l'idea di un outsider che deve ancora
approfondire meglio la realtà delle cose ed entrare nei meccanismi
che regolano una società diversa dalla propria. Ci sono ancora tante
esperienze e progetti da scoprire, conoscere e raccontare. Il viaggio
continua.
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