Ridendo e scherzando il tempo è volato più velocemente del solito e già è ben avviato il terzo mese di permanenza madrilena. Parrebbero due settimane. E' un po' il problema della doppia natura del tempo che sfugge a definizioni univoche e che si compiace dell'essere insopportabilmente lento nel passare e incredibilmente rapido nel ricordo.
Fatto sta che è giunto il momento che mi decida a lasciarvi questa piccola storia che mi frulla in testa da settimane e che è vita vissuta. Abbiate pietà, come sempre mi decido a scrivere a orari improbabili, e i risultati si vedono.
Vi lascio con questo video di una delle mie ultime passioni musicali. Per fortuna il pleier stupido per youtube di questa piattaforma mi ha trovato esattamente il video che volevo. Godetevelo, che merita (anche solo per Natalie Portman in salsa Bolliwood).
Fatto sta che è giunto il momento che mi decida a lasciarvi questa piccola storia che mi frulla in testa da settimane e che è vita vissuta. Abbiate pietà, come sempre mi decido a scrivere a orari improbabili, e i risultati si vedono.
Madrid
non dorme mai. Quando si parla con qualcuno che ci ha passato un po'
di tempo (per intenderci, più di un mese) c'è questo aspetto che
accomuna i racconti di tutti. Puoi girarla in qualunque ora di
qualunque giorno di qualunque stagione con qualunque tempo, e sempre
vedrai più gente in giro di quella che abita in tutta Bergamo
(perdonatemi l'iperbole, ma è per rendere l'idea). D'altronde quello
che le guide non dicono (ma che a volte dicono gli albergatori) è
che fondamentalmente a Madrid c'è ben poco da fare per un turista,
soprattutto se confrontata con le altre capitali europee (insomma,
andate a Tallin e vi fate una gita molto più particolare e
sorprendente). Tre, quattro giorni e si è visto tutto quello che può
essere compreso nel programma del turista medio. Perché in realtà
Madrid è una città da vivere.
Vivere una città vuol dire diventarne parte, per il tempo che si ha disposizione. Vuol dire esserne cittadino, o almeno fingersi tale, mischiarsi tra gli abitanti e diventare un po' parte di quel flusso che la anima.
Vuol dire formarsi un piccolo repertorio di abitudini, ritmi e riti da applicare tutti i giorni o quasi: avere una fermata del pullman notturno di riferimento e conoscerne gli orari, avere un lato della strada preferito, ricordarsi della sequenza di locali e negozi in una via, fare le varie spese in determinati posti, incontrare le stesse persone negli stessi posti.
C'è un incontro tra i tanti che è diventato quasi un abitudine, una figura particolare uscita direttamente dalle peregrinazioni notturne in Gran Via in attesa dell'agognato bus notturno N16, bus che dondolante mi riporta a casa ogni notte.
Si tratta di una minuta signora anziana, piccola e bianca, intabarrata in un cappottone rosso un po' logoro, dal viso molto magro e rugoso incorniciato da un paio di occhiali dalle lenti molto spesse, così spesse da sembrare uscire direttamente da un cartone animato. Lenti così spesse che quadruplicano le dimensioni dei vecchi occhi donandogli una enormità lucida, quasi bovina.
Questa anziana signora la trovo sempre alla fermata dell'N16 a metà tra Calle de Fuencarral e Callao, a qualunque ora della notte e con qualunque tempo.
L'ho vista seduta sui piccoli seggiolini della pensilina, a volte sveglia e vispa, a volte calante, vinta da un sonno simile forse solo a quello dei bambini piccoli piccoli che s'addormentano sul piatto da cui stanno mangiando (ma d'altronde non si dice che invecchiando si ritorna alle origini?) che la lasciava accartocciata su sé stessa seduta sul freddo metallo della seggiola della pensilina, un po' inclinata ora da una parte, ora dall'altra.
L'ho vista sdraiata sopra (a volte tra) dei cartoni posti nell'atrio del palazzo immediatamente dietro la fermata dei bus, addormentata profondamente, oppure appoggiata ad un muro, in attesa. Una cosa su cui sono abbastanza certo è che non è una senzatetto, perchè, richiamando il discorso precedente sulle abitudini in una città, anche la (purtroppo vasta) comunità di chi sta ai margini della società assume i suoi tratti particolari riconoscibili. Ci sono luoghi, orari e riti, sempre e comunque definiti o definibili, e si finisce per imparare. Anche prima di riuscire a parlarci sapevo che lei non faceva parte di questa comunità. La credevo una comune passeggera dei bus notturni, sempre in attesa di una qualche vettura particolare che la riportasse a casa, magari dopo una serata passare a lavorare chissà dove, tanto più che durante il giorno spariva, e non la incontravo neppure tutte le notti.
Però caso volle che, anche solo per un piccolo momento, le nostre vite s'incrociassero per permetterci di conoscerci e scoprirci un poco.
Fu una notte in cui ci trovammo seduti l'uno accanto all'altra sui freddi sedili in metallo della solita pensilina, io con il mio classico bagaglio di stanchezza tappata tra due cuffiette piene di musica, lei ciondolante e rannicchiata in una sonnolenza elettrizzata da guizzi improvvisi di sveglia lucidità.
I ricordi un po' si confondono ora, e non possiedo la sicurezza matematica di come si svolse la conversazione, ma quello che mi pare di ricordare è che iniziammo con il più banale e classico degli argomenti, il clima. E così partendo dai discorsi sul cambio repentino della temperatura dovuto al vento dei giorni precedenti e attraversando inframezzi di suo appisolamento ho finito per scoprire che lei in realtà, anziana madrilena "de madrid" (per parafrasare la definizione orgogliosa dei "romani de roma" che possono vantare ascendenze generazionali come abitanti dell'Urbe), passava le sue notti a quella pensilina in attesa solo di poter iniziare il suo lavoro (non precisato) alle sei di mattina in un posto a sua volta non precisato presso Plaza de Cibeles. Lei scoprì dal mio accento (ahimè) le mie origini italiane e si informò sulla mia permanenza a Madrid.
Uno scambio breve, di poche parole, in attesa di un bus, e purtroppo tante cose già si sono perse, anche a causa del suo difficile accento e della mia incapacità di intendere tutto e di proseguire in maniera adeguata la conversazione.
Ma quel poco è sicuramente abbastanza per essere un tesoro, un qualcosa che lascia come un brillare di fascino, meraviglia e curiosità per una vita che sembra restare appesa a degli occhiali dalle lenti spesse.
Un'altra gemma incastonata nella trama preziosa dei ricordi di questi momenti madrileni.
Vivere una città vuol dire diventarne parte, per il tempo che si ha disposizione. Vuol dire esserne cittadino, o almeno fingersi tale, mischiarsi tra gli abitanti e diventare un po' parte di quel flusso che la anima.
Vuol dire formarsi un piccolo repertorio di abitudini, ritmi e riti da applicare tutti i giorni o quasi: avere una fermata del pullman notturno di riferimento e conoscerne gli orari, avere un lato della strada preferito, ricordarsi della sequenza di locali e negozi in una via, fare le varie spese in determinati posti, incontrare le stesse persone negli stessi posti.
C'è un incontro tra i tanti che è diventato quasi un abitudine, una figura particolare uscita direttamente dalle peregrinazioni notturne in Gran Via in attesa dell'agognato bus notturno N16, bus che dondolante mi riporta a casa ogni notte.
Si tratta di una minuta signora anziana, piccola e bianca, intabarrata in un cappottone rosso un po' logoro, dal viso molto magro e rugoso incorniciato da un paio di occhiali dalle lenti molto spesse, così spesse da sembrare uscire direttamente da un cartone animato. Lenti così spesse che quadruplicano le dimensioni dei vecchi occhi donandogli una enormità lucida, quasi bovina.
Questa anziana signora la trovo sempre alla fermata dell'N16 a metà tra Calle de Fuencarral e Callao, a qualunque ora della notte e con qualunque tempo.
L'ho vista seduta sui piccoli seggiolini della pensilina, a volte sveglia e vispa, a volte calante, vinta da un sonno simile forse solo a quello dei bambini piccoli piccoli che s'addormentano sul piatto da cui stanno mangiando (ma d'altronde non si dice che invecchiando si ritorna alle origini?) che la lasciava accartocciata su sé stessa seduta sul freddo metallo della seggiola della pensilina, un po' inclinata ora da una parte, ora dall'altra.
L'ho vista sdraiata sopra (a volte tra) dei cartoni posti nell'atrio del palazzo immediatamente dietro la fermata dei bus, addormentata profondamente, oppure appoggiata ad un muro, in attesa. Una cosa su cui sono abbastanza certo è che non è una senzatetto, perchè, richiamando il discorso precedente sulle abitudini in una città, anche la (purtroppo vasta) comunità di chi sta ai margini della società assume i suoi tratti particolari riconoscibili. Ci sono luoghi, orari e riti, sempre e comunque definiti o definibili, e si finisce per imparare. Anche prima di riuscire a parlarci sapevo che lei non faceva parte di questa comunità. La credevo una comune passeggera dei bus notturni, sempre in attesa di una qualche vettura particolare che la riportasse a casa, magari dopo una serata passare a lavorare chissà dove, tanto più che durante il giorno spariva, e non la incontravo neppure tutte le notti.
Però caso volle che, anche solo per un piccolo momento, le nostre vite s'incrociassero per permetterci di conoscerci e scoprirci un poco.
Fu una notte in cui ci trovammo seduti l'uno accanto all'altra sui freddi sedili in metallo della solita pensilina, io con il mio classico bagaglio di stanchezza tappata tra due cuffiette piene di musica, lei ciondolante e rannicchiata in una sonnolenza elettrizzata da guizzi improvvisi di sveglia lucidità.
I ricordi un po' si confondono ora, e non possiedo la sicurezza matematica di come si svolse la conversazione, ma quello che mi pare di ricordare è che iniziammo con il più banale e classico degli argomenti, il clima. E così partendo dai discorsi sul cambio repentino della temperatura dovuto al vento dei giorni precedenti e attraversando inframezzi di suo appisolamento ho finito per scoprire che lei in realtà, anziana madrilena "de madrid" (per parafrasare la definizione orgogliosa dei "romani de roma" che possono vantare ascendenze generazionali come abitanti dell'Urbe), passava le sue notti a quella pensilina in attesa solo di poter iniziare il suo lavoro (non precisato) alle sei di mattina in un posto a sua volta non precisato presso Plaza de Cibeles. Lei scoprì dal mio accento (ahimè) le mie origini italiane e si informò sulla mia permanenza a Madrid.
Uno scambio breve, di poche parole, in attesa di un bus, e purtroppo tante cose già si sono perse, anche a causa del suo difficile accento e della mia incapacità di intendere tutto e di proseguire in maniera adeguata la conversazione.
Ma quel poco è sicuramente abbastanza per essere un tesoro, un qualcosa che lascia come un brillare di fascino, meraviglia e curiosità per una vita che sembra restare appesa a degli occhiali dalle lenti spesse.
Un'altra gemma incastonata nella trama preziosa dei ricordi di questi momenti madrileni.
Vi lascio con questo video di una delle mie ultime passioni musicali. Per fortuna il pleier stupido per youtube di questa piattaforma mi ha trovato esattamente il video che volevo. Godetevelo, che merita (anche solo per Natalie Portman in salsa Bolliwood).
Bella Isi.. sei molto romantico nei tuoi racconti. Celebri i tuoi ricordi con la dolcezza del linguaggio e con delle bellissime parole. Belle immagini. Anche se i ricordi sono confusi come dici, l'emozione che ti hanno lasciato è molto chiara.
RispondiEliminaBella bella :)
Susanna (tizia dell unibiggì, in caso sia difficile da identificare ;D )
ahaha che bello vedere che qualcuno legge questo blog! grazie susanna, certo che ho capito chi sei, per chi mi prendi? :P grazie di tutti i tuoi complimenti :)
RispondiEliminaAhahah no aspetta non penso tu sia scemo, ma non era troppo scontato, in fondo mi hai vista solo un paio di volte ho voluto andare sul sicuro :D
RispondiEliminaCmq il blog è una bella idea (: c'è chi usa il cartaceo.. tu usi metodi più new age :D sono begli interventi.. per chi è inchiodata a casa come me è come una bella finestrella sul mondo, che porta fresca brezza :D
che malfideta! io poi uso anche il cartaceo perchè scrivo su GiornaLED, quel giornalino che è comparso recentemente in università. non so se l'hai visto, ma ho una rubrica fissa lì sopra. sono contento di portarti un po' di aria nuova :)
RispondiEliminaSì l'ho visto! Però l'ho visto solo dalle mani di Giancarlo, io non l'ho sfogliato personalmente.. che tema ha la tua rubrica? Ci darò un'occhiata (:
RispondiElimina(PS ma perché questo sito continua a chiedermi se sono un robot ogni volta che ti posto un commento? ç.ç io non sono un robot ç.ç)
Si chiama "Il Bergherasmico" e come potrai immaginare è dedicato all'erasmus :D poi dimmi come ti sembra.
RispondiEliminaIn realtà il fatto è che il provider si sente solo, e sta cercando disperatamente altri robot come lui!
Ahahah poverino mi dispiace deluderlo.. adesso mi immagino il provider con gli occhioni del robottino wall-E che mi guarda sconsolato :D
RispondiEliminava be tralasciando sti scleri.. Bel nome la rubrica :D la settimana prossima mi lo faccio passare il giornale e me lo leggo! Ormai sono una fan delle tue produzioni scritte :D
come va lì a Madrid? ho sentito che c'è un po' di casino.. la vivi bene o male sta cosa?
*mi faccio passare.. che magari è più corretto :D
RispondiEliminaahaha che bello, una fan! in realtà tutte le mie fan più accanite sono le sciure del mio paese che leggono quello che scrivo sul bollettino parrocchiale LOL quindi dirò "che bello, una fan giovane!" ahhaha
RispondiEliminaqui ci sono un po' di casini, ma la vivo assai bene, perchè mi ci butto in maniera giornalistica per quanto posso. allo scioperone del 14N io c'ero, e sono stato in giro la notte a filmare un po' di scontri. poi ho lo spirito molto barricadero nel dna io :P
Le sciure della parrocchia! ahahah sono il bollino DOC dei paesi basso-padani.. mi ricordano Don Camillo *-*
RispondiEliminaCmq sì lo so, l'avevo già notato lo spirito barricadero :)
in realtà ti invidio per quello che fai, lo vorrei fare anche io, ho sempre voluto fare la giornalista, andare in giro, vedere tutto.. ma non si può sempre fare come si vuole nella vita purtroppo :D
Però è cmq bello seguire da qui le varie vicende, per questo sono tua fan :D è che sono felice di potermi fare almeno viaggi mentali, e tu mi dai materia prima (:
Niente, questo intervento del blog ha già troppi commenti :D non vorrei intasarlo. buona continuazione del tuo soggiorno, leggerò le tue imprese :)
ciao :)
ahah non lo intasi di sicuro visto che sei l'unica che commenta! ma in realtà si può cominciare a fare qualcosa anche nel proprio piccolo, scrivere qui e là, tenere un blog. l'importante è avere qualcosa da dire.
RispondiEliminagrazie di leggermi, e grazie di fare dei viaggi con quello che scrivo. spero siano belli. a presto :D