Sono stato pigro, negli ultimi mesi. O forse mi andava di lasciarmi travolgere dagli eventi, anche se potrebbe essere una comodissima scusa per l'incuria in cui ho lasciato questo blog.
Quattro mesi sono difficili da riassumere. Se sono mesi di Erasmus poi... Abbastanza materiale per farci un corposo romanzo che nessuno leggerebbe, quindi tanto vale concentrare un unico post su un solo, importantissimo momento: il ritorno.
L'aereo atterra violentemente con un rimbalzo sull'asfalto della pista. Un risveglio traumatico da un sogno agitato, come una secchiata d'acqua gelida nel bel mezzo di un terribile incubo. Il problema era che questo incubo cominciava con il risveglio.
Quattro mesi sono difficili da riassumere. Se sono mesi di Erasmus poi... Abbastanza materiale per farci un corposo romanzo che nessuno leggerebbe, quindi tanto vale concentrare un unico post su un solo, importantissimo momento: il ritorno.
L'aereo atterra violentemente con un rimbalzo sull'asfalto della pista. Un risveglio traumatico da un sogno agitato, come una secchiata d'acqua gelida nel bel mezzo di un terribile incubo. Il problema era che questo incubo cominciava con il risveglio.
Fuori dal finestrino scorre un
paesaggio fin troppo familiare. Un cielo grigio e opprimente, tutto
fuorché estivo, sostituisce il caldo sole e il profondissimo azzurro
che al decollo l'avevano salutato mentre l'aereo si staccava da
quell'aeroporto lontano, e il sonno calava pesante sulle sue
palpebre. Dormire per non pensare. Dormire per non sentire, per non
rendersi conto di quello che stava succedendo, dormire per difendersi
dal panico, dall'angoscia, da qualunque emozione terribile sarebbe
potuta uscire dal buco nero che la partenza aveva creato nella sua
mente.
Dormire per la stanchezza, la
stanchezza di un'ultima notte di veglia, di varie ultime notti di
veglia e notti luminosissime, piene di gente e bevute e corse per
quella città enorme fatta a saliscendi.
Dormire dormire dormire, e sperare che
tutto fosse solo un brutto sogno, dormire e far tacere quella vocina
interiore che ossessivamente ripeteva “È finita! È finita!”.
Dormire, estrema necessità.
Ma il sonno ha la brutta abitudine di
esaurirsi, così come i voli hanno tutti una destinazione che, bella
o brutta che sia, raggiungono prima o poi, e la realtà è sempre lì
fuori ad aspettarti appena scesa la scaletta.
Un gradino dopo l'altro. Il suono dei
suoi piedi sul ferro degli scalini è come un macabro martello che
scolpisce la lapide dell'anno appena passato. Sorride mentre si avvia
al pullman che lo condurrà all'uscita del terminal arrivi. Sorride
anche se non ne ha nessuna voglia. Che immagine stupida mi è venuta
in mente, pensa. Non vuole essere così negativo, no. Però il magone
è lì, quel groppo in gola che aveva già sentito altre volte, ma
mai così forte.
In un attimo si trova fuori
dall'aeroporto, stretto tra le braccia dei suoi genitori e di alcuni
amici che hanno improvvisato un'accoglienza a sorpresa. Baci,
battute, valige caricate sull'auto diretta verso a casa, la vecchia
casa.
Il ritorno. È qualcosa di strano, una
cosa a cui ha cercato di non pensare mai, fino al momento in cui è
avvenuto. Nel turbinare di giorni e notti che sono stati i suoi
ultimi mesi all'estero, il Ritorno era un mostro spesso evocato nei
discorsi di tutti. Ci si confrontava, ci si disperava in anticipo. Si
contavano le caselle sul calendario, i mesi, le settimane. Ma non per
lui. Per lui tutto era solo un evento lontano, che lo lasciava
indifferente come l'eruzione di un vulcano su una sperduta isola del
Pacifico. Un momento impossibile, irreale, che non aveva un posto
assegnato nella storia. Nella sua storia.
Ed ora è lì, su quella terra che ha
girato in lungo e in largo, su strade che conosce a memoria diretto
verso una vita che gli pareva così lontana nello spazio e nel tempo.
L'irrealtà. È questa la sensazione
più forte che vive, seduto nell'auto dei suoi. Una grande,
disorientante sensazione di irrealtà. Non è vero, non è possibile,
pensa. Non posso trovarmi qui. Non può essere tutto ancora così...
così immutato.
È come se avesse davanti un muro
trasparente, di quelli belli spessi, fatto di quel vetro che ti
permette sì di vedere nitidamente dall'altra parte, ma che sfalsa
l'immagine appena cambi punto di vista. È tutto uguale, ma diverso.
È un mondo irreale quello in cui si trova, un mondo ai limiti della
finzione, come se con il brusco risveglio dell'atterraggio fosse
stato paracadutato in un romanzo di fantascienza dove qualche
malvagio maldestro, per ingannarlo, ha voluto ricreare tutto il suo
passato commettendo però errori in molti particolari: dei palazzi in
più, nuove impalcature e rotonde, cartelloni pubblicitari e murales
mai visti, una vecchia casa abbattuta al cui posto c'è una voragine
nel terreno.
Si sente separato, scollato, distante
da questo mondo. Un sogno continuo ad occhi aperti.
Ripensa a casa sua. Ora è costretto a
distinguere tra una casa “vecchia” ed una “nuova”. La prima,
sua dimora un'altra volta, per chissà quanto tempo. La seconda...
non era solo una casa, un edificio. Era una città intera. Un insieme
turbinante e irrefrenabile di voci, luoghi e volti. Ricordi che si
affacciano alla sua memoria così freneticamente da confonderlo.
Sa di non essere l'unico ad affrontare
tutto questo. Sa di far parte di una grande comunità che ora si
aggira per tutto il continente con lo sguardo perso e spaesato,
ognuno lungo le proprie vecchie strade, nelle proprie vecchie case.
Si fa forza, guarda il cielo
innaturalmente grigio ed oppressivo e sospira. Reagirà, perché ne
sarà costretto. Farà cose, vedrà gente, continuerà lungo una
strada ormai più definita, un enorme, leggerissimo bagaglio dentro
di sé.
Le case sono come nidi, da cui volare.
Radici, da cui partire come semi leggeri sparsi da una pianta, spinti
dai venti. Le case possono essere grandi, enormi, o raccolte e
minuscole, sporche, incasinate, lucide, asettiche. Le case sono
composte da edifici, ma anche da persone, città e paesi interi.
È questo che lui pensa, con un ultimo
sospiro, lo sguardo verso qualcosa di lontanissimo ed invisibile. Due
passi in più, e la vita ricomincia.
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