domenica 6 gennaio 2013

Un presente come un gioco

Già rapide scivolano le notti di questi primi giorni dell'anno.
Questa Natività un po' spagnola e un po' italiana è già entrata a far parte della storia passata delle nostre vite, lasciandosi dietro le spalle una ormai classica scia di decorazioni, luminarie, pacchi scartati e piatti sporchi che va dal Manzanarre al Serio (andata e ritorno).
Mai mi ero soffermato sull'idea che tornare a casa potesse essere una vacanza. È in realtà una realtà di cui già avevo sentito parlare, captando sensazioni e discorsi di altri amici già girovaghi in seguito alle varie loro vicende. Ma era, naturalmente, qualcosa che non mi riguardava, ancorato (bloccato?) come ero o mi sentivo alle mie tranquille e nebbiose terre padane.
Non c'è stata una qualche sorta di catarsi, o chissà che momento topico, al mio tornare a Bergamo, certo no... D'altronde ancora a lungo sarò animato da questa smania di viaggio che sentivo inquieta in me da tempo, ed son passati così pochi mesi perché la lontananza potesse averla domata, trasformandola in nostalgia e voglia di tornare a casa. I luoghi, le persone, le abitudini erano uguali, cambiati in pochi piccoli dettagli che solo un occhio esperto e ancora allenato poteva notare. È stato un reimmergersi in una vita lasciata sospesa, che era subito pronta ad accoglierti di nuovo. Come quando si ritorna in un letto abbandonato da poco, e il corpo ritrova subito e con facilità il proprio posto comodo.
Ma poi subito la smania della partenza si è fatta sentire, e una volta tornato nell'"altra" casa si è fatta immediatamente strada in me una sensazione calda di benvenuto e pace, come quando ci si rende conto di essere esattamente nel posto dove si dovrebbe essere.
Ad accogliermi le nuove abitudini, le nuove persone, i nuovi luoghi che già però non sono più solo, o tanto "nuovi", ma anche, e soprattutto, "miei".
Ciò non toglie che l'anno nuovo abbia portato nuove sorprese e altre novità, altri cambiamenti. Quella che sembrava essere una vita ora già più regolare e regolata, basata sui suoi riti e percorsi, ha i giorni contati.
Ubi maior minor cessat, e in questo caso il maior costringe me e il mio compagno di viaggio di Casa Oca ad abbandonare questo nido per cercarne un'altro, a ritornare sulla strada in cerca di un nuovo posto dove ristabilirsi.
Sconcerto, incredulità e anche rabbia, per tutto questo, tanto per il pessimo tempismo (gramo mese gennaio, da sempre) quanto per l'affetto che ormai ci legava a questo luogo. Già si rimpiangono i giorni e le notti non vissute in questo nostro castello di periferia che dall'alto del suo bastione soleggiato ci concede una vista sulla città impareggiabile e senza paragoni.
Eppure già lo sento, quel piccolo demone che soffia sulle mie braci. Ràsa bergamasca, sòta la sender brasca, e aggiungerei che ognuno brucia a proprio modo, per i propri fini e con i propri sòch (se volete poi ve la traduco). Un po' come un vaporetto ho i motori sotto pressione, ed è bastato annusare il cambiamento nell'aria per farmi fremere, farmi dimenticare tutto e lasciarmi prendere dalla smania per il nuovo. Cambiare, cambiare tutto, già che si deve. Vivo quasi con ansia questa nuova situazione, e non vedo l'ora di gettarmici a capofitto per vivere senza sosta questi prossimi sei mesi che mi restano all'ombra della corona spagnola.
I bergamaschi come piccoli e famosi personaggi tolkeniani, regolari, abitudinari e non inclini alle avventure, ma che quando sentono il fuoco sotto i piedi non si fermano più, e vanno cavalcando mari e venti. 
Forse è un'idea un po' romantica e romanzata, ma chissà, magari un fondo di verità in questo ritratto c'è.



Vi lascio con una piccola scoperta recente, per la quale ringrazio Marta. Un giovane Fabrizio Guccini in salsa lariana, dalle sponde di quel lago che tutti dicono assomigliare ad un uomo ma che in realtà è più una donna, da amare, corteggiare e rispettare.
Un poco come "La Mar" che il mio compagno di viaggio colombiano sempre porta nel cuore. Ma rimanderò ad un altro giorno questa storia, che altrimenti rischio di cadere in eccessivi misticismi naturo-animistici.
Buon ascolto.



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